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Sono nato tra domande più grandi di me, convinto che il sapere inizi dal perché e solo dopo dal come.
Un giorno, nel silenzio del primo Duemila, il vino ha iniziato a parlarmi: non come oggetto, ma come creatura viva, capace di svelare ciò che gli altri non vedono.
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Il liceo mi ha donato due fari: filosofia e musica. Da allora sogno pensando, ragiono amando, amo esistendo. Ho imparato da Platone che l’amore è un’ascensione, un richiamo verso ciò che ci supera. Io, curioso e indisciplinato, ho sempre seguito quel richiamo.
Ho camminato accanto agli ultimi, dove ho trovato più intelligenza e profondità che nei primi. Mi hanno incantato i sorrisi nobili, gli occhi con dentro il Mediterraneo, quelli che ti schiacciano il cuore e ti costringono a dedicare loro il tempo, il vino, la vita.
La mia non è viticoltura classica: è eroica, fatta di ricerche, problemi, sogni e imprevisti. Una sfida quotidiana contro l’altitudine, il gelo, il vento, l’ignoto. Perché è nell’Ignoto che regna il Futuro. Io provo a domarlo, restando sul bordo del suo lato oscuro senza caderci dentro.
Non mi piegherò mai a profitti che chiedono di tradire ciò che sono. Seguo il cuore, anche quando inganna più di ogni altra cosa. Penso con il cuore, ascolto con gli occhi, assimilo con l’anima, formulo con la mente.
Dal 2015 coltivo uve oltre gli 850 metri, in un ambiente indisciplinato come me. Ho cercato le varietà che potessero sopravvivere, ho studiato come farle parlare, come trasformarle in vino. È diventata un’ossessione dolce, una cicatrice luminosa, un sorriso improvviso, gli occhi profondi dentro di una donna bruna.
L’amore, si sa, è un fuoco che arde senza guardare in faccia le difficoltà, che sfida la ragione e crea disordine. Ma proprio in quel disordine c’è la bellezza.
Il vino e la terra, il Solaris e Forni di Sotto, sono legati da un filo invisibile che li spinge a cercarsi, a capirsi, a crescere insieme. È una storia fatta di speranze, di sogni, e di una grande voglia di riscatto da parte di questa terra.La speranza è il motore che ci spinge ad andare avanti, giorno dopo giorno, cercando di costruire un futuro migliore, più luminoso, per chi ha creduto in questo sogno e per chi, ancora oggi, ha il coraggio di sognarlo.
In fondo, l’amore, come la terra, ha bisogno di tempo per crescere e maturare. Non è mai facile, ma la sua bellezza risiede proprio nella fatica di coltivarlo.Ed è con questo spirito che continuo il mio cammino, sperando che un giorno il matrimonio tra l’amante Solaris e la terra di Forni di Sotto sia il trionfo di una passione senza tempo.
Oggi inseguo ciò che chiamo “enologica quantistica”, coltivo i disordini: un dialogo di frequenze, un ponte invisibile tra materia e intenzione. Perché il vino, come l’amore, nasce dove l’uomo osa guardare oltre ciò che conosce. La quantistica rivela che ogni cosa vibra: la natura risponde, la psiche interpreta. Tra radici, luce e respiro umano nasce una risonanza sottile, un dialogo invisibile in cui l’intenzione modella la materia e l’ignoto prende forma.